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Genesi 1 Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

I. LE ORIGINI DEL MONDO E DELL'UMANITA'

1. LA CREAZIONE E LA CADUTA

Primo racconto della creazione

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. 10 Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 11 E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 12 la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: 25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 26 E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

27 Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

28 Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».

29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Genesis 1 New Revised Standard Version Catholic Edition (NRSVCE)

Six Days of Creation and the Sabbath

In the beginning when God created[a] the heavens and the earth, the earth was a formless void and darkness covered the face of the deep, while a wind from God[b] swept over the face of the waters. Then God said, “Let there be light”; and there was light. And God saw that the light was good; and God separated the light from the darkness. God called the light Day, and the darkness he called Night. And there was evening and there was morning, the first day.

And God said, “Let there be a dome in the midst of the waters, and let it separate the waters from the waters.” So God made the dome and separated the waters that were under the dome from the waters that were above the dome. And it was so. God called the dome Sky. And there was evening and there was morning, the second day.

And God said, “Let the waters under the sky be gathered together into one place, and let the dry land appear.” And it was so. 10 God called the dry land Earth, and the waters that were gathered together he called Seas. And God saw that it was good. 11 Then God said, “Let the earth put forth vegetation: plants yielding seed, and fruit trees of every kind on earth that bear fruit with the seed in it.” And it was so. 12 The earth brought forth vegetation: plants yielding seed of every kind, and trees of every kind bearing fruit with the seed in it. And God saw that it was good. 13 And there was evening and there was morning, the third day.

14 And God said, “Let there be lights in the dome of the sky to separate the day from the night; and let them be for signs and for seasons and for days and years, 15 and let them be lights in the dome of the sky to give light upon the earth.” And it was so. 16 God made the two great lights—the greater light to rule the day and the lesser light to rule the night—and the stars. 17 God set them in the dome of the sky to give light upon the earth, 18 to rule over the day and over the night, and to separate the light from the darkness. And God saw that it was good. 19 And there was evening and there was morning, the fourth day.

20 And God said, “Let the waters bring forth swarms of living creatures, and let birds fly above the earth across the dome of the sky.” 21 So God created the great sea monsters and every living creature that moves, of every kind, with which the waters swarm, and every winged bird of every kind. And God saw that it was good. 22 God blessed them, saying, “Be fruitful and multiply and fill the waters in the seas, and let birds multiply on the earth.” 23 And there was evening and there was morning, the fifth day.

24 And God said, “Let the earth bring forth living creatures of every kind: cattle and creeping things and wild animals of the earth of every kind.” And it was so. 25 God made the wild animals of the earth of every kind, and the cattle of every kind, and everything that creeps upon the ground of every kind. And God saw that it was good.

26 Then God said, “Let us make humankind[c] in our image, according to our likeness; and let them have dominion over the fish of the sea, and over the birds of the air, and over the cattle, and over all the wild animals of the earth,[d] and over every creeping thing that creeps upon the earth.”

27 So God created humankind[e] in his image,
    in the image of God he created them;[f]
    male and female he created them.

28 God blessed them, and God said to them, “Be fruitful and multiply, and fill the earth and subdue it; and have dominion over the fish of the sea and over the birds of the air and over every living thing that moves upon the earth.” 29 God said, “See, I have given you every plant yielding seed that is upon the face of all the earth, and every tree with seed in its fruit; you shall have them for food. 30 And to every beast of the earth, and to every bird of the air, and to everything that creeps on the earth, everything that has the breath of life, I have given every green plant for food.” And it was so. 31 God saw everything that he had made, and indeed, it was very good. And there was evening and there was morning, the sixth day.

Footnotes:

  1. Genesis 1:1 Or when God began to create or In the beginning God created
  2. Genesis 1:2 Or while the spirit of God or while a mighty wind
  3. Genesis 1:26 Heb adam
  4. Genesis 1:26 Syr: Heb and over all the earth
  5. Genesis 1:27 Heb adam
  6. Genesis 1:27 Heb him
New Revised Standard Version Catholic Edition (NRSVCE)

New Revised Standard Version Bible: Catholic Edition, copyright © 1989, 1993 the Division of Christian Education of the National Council of the Churches of Christ in the United States of America. Used by permission. All rights reserved.

Genesi 27-29 Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

Giacobbe carpisce la benedizione di Isacco

27 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire». Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa. Rebecca disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù: Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte. Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine: Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. 10 Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte». 11 Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: «Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia. 12 Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione». 13 Ma sua madre gli disse: «Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti». 14 Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. 15 Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; 16 con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. 17 Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.

18 Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». 19 Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». 20 Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore me l'ha fatta capitare davanti». 21 Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no». 22 Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù». 23 Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse. 24 Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono». 25 Allora disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve. 26 Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!». 27 Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di lui e lo benedisse:

«Ecco l'odore del mio figlio
come l'odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
28 Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
29 Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!».

30 Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello. 31 Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: «Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica». 32 Gli disse suo padre Isacco: «Chi sei tu?». Rispose: «Io sono il tuo figlio primogenito Esaù». 33 Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: «Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto resterà». 34 Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!». 35 Rispose: «E' venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione». 36 Riprese: «Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato gia due volte? Gia ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!». Poi soggiunse: «Non hai forse riservato qualche benedizione per me?». 37 Isacco rispose e disse a Esaù: «Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?». 38 Esaù disse al padre: «Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!». Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse. 39 Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:

«Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
40 Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo».

41 Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: «Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe». 42 Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: «Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti. 43 Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano. 44 Rimarrai con lui qualche tempo, finché l'ira di tuo fratello si sarà placata; 45 finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?».

Isacco manda Giacobbe da Làbano

46 Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?».

28 Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, và in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre. Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli. Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo». Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso Làbano, figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.

Altro matrimonio di Esaù

Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: «Non devi prender moglie tra le Cananee». Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram. Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.

Il sogno di Giacobbe

10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. 11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. 12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. 13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. 15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto». 16 Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». 17 Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo». 18 Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. 19 E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz. 20 Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, 21 se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. 22 Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima».

Giacobbe arriva presso Làbano

29 Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali. Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo. Giacobbe disse loro: «Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo di Carran». Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di Nacor?». Risposero: «Lo conosciamo». Disse loro: «Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge». Riprese: «Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!». Risposero: «Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».

Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella. 10 Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre. 11 Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce. 12 Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre. 13 Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende. 14 Allora Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!». Così dimorò presso di lui per un mese.

I due matrimoni di Giacobbe

15 Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario». 16 Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. 17 Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, 18 perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». 19 Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». 20 Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. 21 Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei». 22 Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. 23 Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei. 24 Làbano diede la propria schiava Zilpa alla figLia, come schiava. 25 Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: «Che mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perché mi hai ingannato?». 26 Rispose Làbano: «Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore. 27 Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest'altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni». 28 Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele. 29 Làbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava. 30 Egli si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.

I figli di Giacobbe

31 Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. 32 Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà». 33 Poi concepì ancora un figlio e disse: «Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo». E lo chiamò Simeone. 34 Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli». Per questo lo chiamò Levi. 35 Concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta loderò il Signore». Per questo lo chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli.

Genesis 27-29 New Revised Standard Version Catholic Edition (NRSVCE)

Isaac Blesses Jacob

27 When Isaac was old and his eyes were dim so that he could not see, he called his elder son Esau and said to him, “My son”; and he answered, “Here I am.” He said, “See, I am old; I do not know the day of my death. Now then, take your weapons, your quiver and your bow, and go out to the field, and hunt game for me. Then prepare for me savory food, such as I like, and bring it to me to eat, so that I may bless you before I die.”

Now Rebekah was listening when Isaac spoke to his son Esau. So when Esau went to the field to hunt for game and bring it, Rebekah said to her son Jacob, “I heard your father say to your brother Esau, ‘Bring me game, and prepare for me savory food to eat, that I may bless you before the Lord before I die.’ Now therefore, my son, obey my word as I command you. Go to the flock, and get me two choice kids, so that I may prepare from them savory food for your father, such as he likes; 10 and you shall take it to your father to eat, so that he may bless you before he dies.” 11 But Jacob said to his mother Rebekah, “Look, my brother Esau is a hairy man, and I am a man of smooth skin. 12 Perhaps my father will feel me, and I shall seem to be mocking him, and bring a curse on myself and not a blessing.” 13 His mother said to him, “Let your curse be on me, my son; only obey my word, and go, get them for me.” 14 So he went and got them and brought them to his mother; and his mother prepared savory food, such as his father loved. 15 Then Rebekah took the best garments of her elder son Esau, which were with her in the house, and put them on her younger son Jacob; 16 and she put the skins of the kids on his hands and on the smooth part of his neck. 17 Then she handed the savory food, and the bread that she had prepared, to her son Jacob.

18 So he went in to his father, and said, “My father”; and he said, “Here I am; who are you, my son?” 19 Jacob said to his father, “I am Esau your firstborn. I have done as you told me; now sit up and eat of my game, so that you may bless me.” 20 But Isaac said to his son, “How is it that you have found it so quickly, my son?” He answered, “Because the Lord your God granted me success.” 21 Then Isaac said to Jacob, “Come near, that I may feel you, my son, to know whether you are really my son Esau or not.” 22 So Jacob went up to his father Isaac, who felt him and said, “The voice is Jacob’s voice, but the hands are the hands of Esau.” 23 He did not recognize him, because his hands were hairy like his brother Esau’s hands; so he blessed him. 24 He said, “Are you really my son Esau?” He answered, “I am.” 25 Then he said, “Bring it to me, that I may eat of my son’s game and bless you.” So he brought it to him, and he ate; and he brought him wine, and he drank. 26 Then his father Isaac said to him, “Come near and kiss me, my son.” 27 So he came near and kissed him; and he smelled the smell of his garments, and blessed him, and said,

“Ah, the smell of my son
    is like the smell of a field that the Lord has blessed.
28 May God give you of the dew of heaven,
    and of the fatness of the earth,
    and plenty of grain and wine.
29 Let peoples serve you,
    and nations bow down to you.
Be lord over your brothers,
    and may your mother’s sons bow down to you.
Cursed be everyone who curses you,
    and blessed be everyone who blesses you!”

Esau’s Lost Blessing

30 As soon as Isaac had finished blessing Jacob, when Jacob had scarcely gone out from the presence of his father Isaac, his brother Esau came in from his hunting. 31 He also prepared savory food, and brought it to his father. And he said to his father, “Let my father sit up and eat of his son’s game, so that you may bless me.” 32 His father Isaac said to him, “Who are you?” He answered, “I am your firstborn son, Esau.” 33 Then Isaac trembled violently, and said, “Who was it then that hunted game and brought it to me, and I ate it all[a] before you came, and I have blessed him?—yes, and blessed he shall be!” 34 When Esau heard his father’s words, he cried out with an exceedingly great and bitter cry, and said to his father, “Bless me, me also, father!” 35 But he said, “Your brother came deceitfully, and he has taken away your blessing.” 36 Esau said, “Is he not rightly named Jacob?[b] For he has supplanted me these two times. He took away my birthright; and look, now he has taken away my blessing.” Then he said, “Have you not reserved a blessing for me?” 37 Isaac answered Esau, “I have already made him your lord, and I have given him all his brothers as servants, and with grain and wine I have sustained him. What then can I do for you, my son?” 38 Esau said to his father, “Have you only one blessing, father? Bless me, me also, father!” And Esau lifted up his voice and wept.

39 Then his father Isaac answered him:

“See, away from[c] the fatness of the earth shall your home be,
    and away from[d] the dew of heaven on high.
40 By your sword you shall live,
    and you shall serve your brother;
but when you break loose,[e]
    you shall break his yoke from your neck.”

Jacob Escapes Esau’s Fury

41 Now Esau hated Jacob because of the blessing with which his father had blessed him, and Esau said to himself, “The days of mourning for my father are approaching; then I will kill my brother Jacob.” 42 But the words of her elder son Esau were told to Rebekah; so she sent and called her younger son Jacob and said to him, “Your brother Esau is consoling himself by planning to kill you. 43 Now therefore, my son, obey my voice; flee at once to my brother Laban in Haran, 44 and stay with him a while, until your brother’s fury turns away— 45 until your brother’s anger against you turns away, and he forgets what you have done to him; then I will send, and bring you back from there. Why should I lose both of you in one day?”

46 Then Rebekah said to Isaac, “I am weary of my life because of the Hittite women. If Jacob marries one of the Hittite women such as these, one of the women of the land, what good will my life be to me?”

28 Then Isaac called Jacob and blessed him, and charged him, “You shall not marry one of the Canaanite women. Go at once to Paddan-aram to the house of Bethuel, your mother’s father; and take as wife from there one of the daughters of Laban, your mother’s brother. May God Almighty[f] bless you and make you fruitful and numerous, that you may become a company of peoples. May he give to you the blessing of Abraham, to you and to your offspring with you, so that you may take possession of the land where you now live as an alien—land that God gave to Abraham.” Thus Isaac sent Jacob away; and he went to Paddan-aram, to Laban son of Bethuel the Aramean, the brother of Rebekah, Jacob’s and Esau’s mother.

Esau Marries Ishmael’s Daughter

Now Esau saw that Isaac had blessed Jacob and sent him away to Paddan-aram to take a wife from there, and that as he blessed him he charged him, “You shall not marry one of the Canaanite women,” and that Jacob had obeyed his father and his mother and gone to Paddan-aram. So when Esau saw that the Canaanite women did not please his father Isaac, Esau went to Ishmael and took Mahalath daughter of Abraham’s son Ishmael, and sister of Nebaioth, to be his wife in addition to the wives he had.

Jacob’s Dream at Bethel

10 Jacob left Beer-sheba and went toward Haran. 11 He came to a certain place and stayed there for the night, because the sun had set. Taking one of the stones of the place, he put it under his head and lay down in that place. 12 And he dreamed that there was a ladder[g] set up on the earth, the top of it reaching to heaven; and the angels of God were ascending and descending on it. 13 And the Lord stood beside him[h] and said, “I am the Lord, the God of Abraham your father and the God of Isaac; the land on which you lie I will give to you and to your offspring; 14 and your offspring shall be like the dust of the earth, and you shall spread abroad to the west and to the east and to the north and to the south; and all the families of the earth shall be blessed[i] in you and in your offspring. 15 Know that I am with you and will keep you wherever you go, and will bring you back to this land; for I will not leave you until I have done what I have promised you.” 16 Then Jacob woke from his sleep and said, “Surely the Lord is in this place—and I did not know it!” 17 And he was afraid, and said, “How awesome is this place! This is none other than the house of God, and this is the gate of heaven.”

18 So Jacob rose early in the morning, and he took the stone that he had put under his head and set it up for a pillar and poured oil on the top of it. 19 He called that place Bethel;[j] but the name of the city was Luz at the first. 20 Then Jacob made a vow, saying, “If God will be with me, and will keep me in this way that I go, and will give me bread to eat and clothing to wear, 21 so that I come again to my father’s house in peace, then the Lord shall be my God, 22 and this stone, which I have set up for a pillar, shall be God’s house; and of all that you give me I will surely give one-tenth to you.”

Jacob Meets Rachel

29 Then Jacob went on his journey, and came to the land of the people of the east. As he looked, he saw a well in the field and three flocks of sheep lying there beside it; for out of that well the flocks were watered. The stone on the well’s mouth was large, and when all the flocks were gathered there, the shepherds would roll the stone from the mouth of the well, and water the sheep, and put the stone back in its place on the mouth of the well.

Jacob said to them, “My brothers, where do you come from?” They said, “We are from Haran.” He said to them, “Do you know Laban son of Nahor?” They said, “We do.” He said to them, “Is it well with him?” “Yes,” they replied, “and here is his daughter Rachel, coming with the sheep.” He said, “Look, it is still broad daylight; it is not time for the animals to be gathered together. Water the sheep, and go, pasture them.” But they said, “We cannot until all the flocks are gathered together, and the stone is rolled from the mouth of the well; then we water the sheep.”

While he was still speaking with them, Rachel came with her father’s sheep; for she kept them. 10 Now when Jacob saw Rachel, the daughter of his mother’s brother Laban, and the sheep of his mother’s brother Laban, Jacob went up and rolled the stone from the well’s mouth, and watered the flock of his mother’s brother Laban. 11 Then Jacob kissed Rachel, and wept aloud. 12 And Jacob told Rachel that he was her father’s kinsman, and that he was Rebekah’s son; and she ran and told her father.

13 When Laban heard the news about his sister’s son Jacob, he ran to meet him; he embraced him and kissed him, and brought him to his house. Jacob[k] told Laban all these things, 14 and Laban said to him, “Surely you are my bone and my flesh!” And he stayed with him a month.

Jacob Marries Laban’s Daughters

15 Then Laban said to Jacob, “Because you are my kinsman, should you therefore serve me for nothing? Tell me, what shall your wages be?” 16 Now Laban had two daughters; the name of the elder was Leah, and the name of the younger was Rachel. 17 Leah’s eyes were lovely,[l] and Rachel was graceful and beautiful. 18 Jacob loved Rachel; so he said, “I will serve you seven years for your younger daughter Rachel.” 19 Laban said, “It is better that I give her to you than that I should give her to any other man; stay with me.” 20 So Jacob served seven years for Rachel, and they seemed to him but a few days because of the love he had for her.

21 Then Jacob said to Laban, “Give me my wife that I may go in to her, for my time is completed.” 22 So Laban gathered together all the people of the place, and made a feast. 23 But in the evening he took his daughter Leah and brought her to Jacob; and he went in to her. 24 (Laban gave his maid Zilpah to his daughter Leah to be her maid.) 25 When morning came, it was Leah! And Jacob said to Laban, “What is this you have done to me? Did I not serve with you for Rachel? Why then have you deceived me?” 26 Laban said, “This is not done in our country—giving the younger before the firstborn. 27 Complete the week of this one, and we will give you the other also in return for serving me another seven years.” 28 Jacob did so, and completed her week; then Laban gave him his daughter Rachel as a wife. 29 (Laban gave his maid Bilhah to his daughter Rachel to be her maid.) 30 So Jacob went in to Rachel also, and he loved Rachel more than Leah. He served Laban[m] for another seven years.

31 When the Lord saw that Leah was unloved, he opened her womb; but Rachel was barren. 32 Leah conceived and bore a son, and she named him Reuben;[n] for she said, “Because the Lord has looked on my affliction; surely now my husband will love me.” 33 She conceived again and bore a son, and said, “Because the Lord has heard[o] that I am hated, he has given me this son also”; and she named him Simeon. 34 Again she conceived and bore a son, and said, “Now this time my husband will be joined[p] to me, because I have borne him three sons”; therefore he was named Levi. 35 She conceived again and bore a son, and said, “This time I will praise[q] the Lord”; therefore she named him Judah; then she ceased bearing.

Footnotes:

  1. Genesis 27:33 Cn: Heb of all
  2. Genesis 27:36 That is He supplants or He takes by the heel
  3. Genesis 27:39 Or See, of
  4. Genesis 27:39 Or and of
  5. Genesis 27:40 Meaning of Heb uncertain
  6. Genesis 28:3 Traditional rendering of Heb El Shaddai
  7. Genesis 28:12 Or stairway or ramp
  8. Genesis 28:13 Or stood above it
  9. Genesis 28:14 Or shall bless themselves
  10. Genesis 28:19 That is House of God
  11. Genesis 29:13 Heb He
  12. Genesis 29:17 Meaning of Heb uncertain
  13. Genesis 29:30 Heb him
  14. Genesis 29:32 That is See, a son
  15. Genesis 29:33 Heb shama
  16. Genesis 29:34 Heb lawah
  17. Genesis 29:35 Heb hodah
New Revised Standard Version Catholic Edition (NRSVCE)

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